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Pasquale Maria Cerra is a calabrian artist born in Nicastro, Lamezia Terme), in 1957.
His interest and his expression in visual art keep him busy since young age and he is partner founder of the Angelo Savelli Art Center in Lamezia Terme.
He attended the University of Rome and Urbino and he got his degree in Sociology.
Now he is an artist and also a teacher at the High school of psychology and pedagogy in Lamezia Terme, where he lives and, tirelessly, combines art, school and family. He works with Pramantha Arte since 1998.

Pasquale Maria Cerra can be considered one of the most original interpreters of figurative pop trend that developed in Europe since the 60s: a kind of painting that goes beyond the cold typical figuration of pop-art and takes on a more humanistic and social a value by speaking to man and its issues. An unusual sensitive mind, a sociological education, being born in a problematic and marginal land as Calabria is, the responsibility of teaching and the constant contact with teens, are the elements that make his artistic production alive, unique, modern and disruptive.

The calabrian social context and the new generations are to the artist a kind of observatory on the world that change and turns, constantly influenced by mass media and by a widespread diffusion of technology in the life of everybody.

Pasquale Maria Cerra's topic is the anthropological transformation of our age caused by a hyper-modern and virtual world and marked by the progressive loss of the boundaries between reality and fiction. A transformation revealed through figures and signs, almost obsessively replicated, that come by decoding the advertising messages. A theme expressed with great poetry.

The painted figures explode from the surface of the painting, overflow from the picture, they multiply and break up themselves and they perform with vanity: hypnotic colors, alluring postures, irreverent grimaces, hot looks and faces. It is the human being produced by cosmetics. The simulation becomes reality and the image-object overthrows the human and becomes, itself, the subject. The feelings are pure illusions, the body loses flesh and becomes silhouette. A de-sexed silhouette on which - among decorations and embroideries - one can see the outlines of new and disquieting seams: the twenty-first century that produces its golems. But in the cosmetic and artificial face, a look discloses emotion, an expression complains sadness, a stretch communicates joy and life explodes in a scream: it is a scratchy, edgy and playful scream that comes from the South.

Perhaps a bit romantic and a bit idealistic, certainly intolerant, P. M. Cerra is one of those few artists stayed to fight a system in which the media pornography became an ethical-political model by modelling the souls and penetrating the existences. His work is a statement of resistance. In the full ethical/visual cacophony of our age, he does not give up and he does not give away his expression freedom and his critic action by invoking a missing intellectual decency.

Text by Maria Rosaria Gallo

 

Artista calabrese, Pasquale Maria Cerra nasce a Nicastro, ora Lamezia Terme, nel 1957
.Il suo interesse e la sua attività nel settore delle arti visive lo occupano sin da giovanissimo ed è socio fondatore del Centro d'Arte Angelo Savelli di Lamezia Terme.
Sul finire degli anni '70 svolge gli studi universitari prima a Roma, poi a Urbino e si laurea in Sociologia: è in questo periodo che inizia il suo iter espressivo. Insegna al liceo psico-pedagogico della sua città dove vive e, infaticabilmente, si divide tra laboratorio d'arte, scuola e famiglia. L'artista lavora con Pramantha Arte dal 1998.

Pasquale Maria Cerra può dirsi tra i più originali interpreti della corrente figurativa di matrice pop sviluppatasi in Europa a partire dagli anni '60: una pittura che opera un superamento della figurazione fredda tipica della pop-art, assume una valenza più umanistica e sociale e si rivolge all'uomo ed alle sue problematiche. Un animo sensibile come pochi, la formazione sociologica, l'appartenenza ad una terra problematica e marginale come la Calabria, la responsabilità dell'insegnamento e il contatto costante con gli adolescenti, sono gli elementi che rendono viva, unica, attuale e dirompente la sua produzione artistica.

Il contesto sociale calabrese e le nuove generazioni rappresentano per l'artista un vero e proprio osservatorio sul mondo che cambia e si trasforma, incessantemente, sotto l'influenza di una sempre più dominante società mediatica e di una sempre più capillare diffusione della tecnologia nella vita degli individui.

Il tema dell'opera di Pasquale Maria Cerra è la trasformazione antropologica attuata da un mondo iper-moderno e virtuale, segnato dalla progressiva perdita dei confini tra realtà e finzione, esternata nell'elaborazione di figure e segni, quasi ossessivamente replicati, sortiti dalla decodificazione dei messaggi pubblicitari. Un tema espresso con grande poesia.

Le figure dipinte esplodono dalla superficie pittorica, debordano dal quadro, si moltiplicano, si frantumano, si esibiscono: colori ipnotici, posture ammiccanti, smorfie irriverenti, sguardi caldi e volti carichi. È l'essere prodotto dalla cosmesi. La simulazione che diviene realtà e l'immagine-oggetto che spodesta l'umano e diventa, essa stessa, soggetto. Le sensazioni sono pure illusioni, il corpo perde carnalità e si fa silhouette: una sagoma modellata e de-sessuata su cui, tra decori e ricami, si intravedono i tratteggi di nuove e inquietanti cuciture: il XXI secolo che produce i suoi golem. Ma nel volto cosmetico e artificiale, uno sguardo tradisce emozione, un'espressione lamenta tristezza, un tratto comunica gioia e la vita esplode in un urlo: l'urlo graffiante, stridente e giocoso che arriva dal Sud.

Forse un po' romantico forse un po' idealista, sicuramente intollerante, P. M. Cerra è uno di quei pochi artisti rimasti a contrastare un sistema in cui la pornografia mediatica si è fatta modello etico-politico, in-formando le anime, penetrando le esistenze. La sua opera è una dichiarazione di resistenza: in piena cacofonia etico/visiva non rinuncia all'espressione, non rinuncia alla critica e non smette di invocare il pudore intellettuale.

Testo di Maria Rosaria Gallo