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Salvatore Pujia was born in Nicastro (CZ) in 1965. He has attended the National artistic High School and got his degree at the Art Accademy of Catanzaro. Currently he lives and works in Cuneo (IT).

Salvatore Pujia feels and lives art as a game. To him painting means living, in the proper sense of feeling alive. Producing means exploring and experimenting. This is the spirit that drives Salvatore Pujia's artistic work: always changing, open to new visual experiences, going with uninhibited creativity from brushes to crete, from canvas to paper or wood, from large format to extra measure.
His pictorial language comes from informal experiences, but in the course of its evolution it has gradually transformed to achieve a personal language.

Pujia is a disarming artist. The strength of his artistic expression is in the innocence and naivety with which he approaches to his paintings. He has no mediation and what lives in his painting surfaces is the pure vitality of his expressive force. There is no construction project in his search, but naturalness: pure instinct, pure heart. Pure passion. To Pujia art is an exploration of two-way: material and emotional. Spontaneously led to experimentation, he arrives at a stage of primary knowledge, free from any pre-coded language.

Very sensitive to the charm of the matter, incredibly attracted by the color - of which interprets all the intensive power - he combines these two elements without losing any possibilities neither disperse his creative impulses. The work plan becomes a plan for total freedom of expression: the artist is like a child who builds his own maps of signs and colors, in a word, his own language.

Pujia's artworks consist in surfaces in which you can feel - at the same time - depth and relief, extensions and folds. Artist's aim is not to capture the creative act of the "beginning", nor to understand the eternal. The Pujia's art is an art of surfaces. We are talking about layered surfaces of color; sometimes they are materic and sometimes veiled; sometimes fleshy sometimes ethereal. Surfaces able to catch your eyes and carry them into the bottom of the vortex of your feelings.

In his paintings the life frees itself from the given shapes and expresses itself in a material movement interwoven into the lines, folds and contrasts of light. It is the creative power of things.

And so, in the Pujia's abstract appear strange characters, unexpected and poetic figures or, probably, just formal illusions: the house, the mountains, the clouds eater; the fisherman, the funny hat, and other tracks that refer to an aesthetic vitalism that contains that stylistic challenge that life throws to the man of contemporary age: escape the mortification of the forms of existence already given, in the freedom of a never-ending process that invents new possibilities for existing, new ways of being in the world, new life styles.

Text by Maria Rosaria Gallo

 

Salvatore Pujia è nato a Nicastro (CZ) nel 1965. Ha frequentato il Liceo Artistico Statale e l'Accademia delle Belle Arti di Catanzaro e attualmente vive e lavora in provincia di Cuneo. Per lui l'arte è un gioco. Dipingere significa vivere, nel senso proprio di sentirsi vivi. Produrre significa esplorare e sperimentare. E con questo spirito Salvatore Pujia conduce il suo lavoro artistico: sempre in divenire, aperto a nuove esperienze visive, passando con disinvolta creatività dai pennelli alle crete, dalla tela alla carta, alla tavola, dal grande formato al fuori misura. Il suo è un linguaggio pittorico che muove da esperienze sostanzialmente informali ma, nel corso della sua evoluzione, si è via via arricchito di contenuto e forma.

Pujia è un artista disarmante. La forza della sua espressione artistica risiede nell'innocenza e nell'ingenuità con cui si rapporta alle sue tele. Non ha mediazioni e ciò che vive nelle sue superfici pittoriche è la violenza pura della forza. Non c'è progetto costruttivo nella sua ricerca, ma naturalezza: puro istinto, puro cuore. Pura passione. L'arte per Pujia è un'esplorazione a doppio senso, materiale ed emozionale. Spontaneamente condotto alla sperimentazione, giunge ad uno stadio di conoscenza primario, svincolato da ogni linguaggio pre-codificato.

Ipersensibile al fascino della materia, incredibilmente attratto dal colore – di cui ne interpreta tutta la potenza intensiva - combina i due elementi senza risparmiare possibilità né disperdere pulsioni creative. Il piano dell'opera diviene il piano di totale libertà espressiva: l'artista è come un bambino che costruisce le proprie mappe di segni e colori, in una parola, il proprio linguaggio.

Ma le tele sfuggono ad intenzioni e pulsioni e acquistano vitalità propria. La superficie stratificata di colore, a volte corposa a volte velata, a volte carnosa a volte eterea, penetra con violenza l'occhio che la incontra, precipita nel fondo e genera un gorgo di sensazioni che spossessa ogni coscienza.

L'opera di Pujia si compone di superfici che sono, al contempo, profondità e rilievo, estensioni e pieghe: per l'artista non si tratta di immortalare l'atto creativo del principio, né di cogliere l'eterno. L'arte di Pujia è un'arte delle superfici.

Nelle sue tele la vita si libera dalle forme date e si esprime in un movimento materiale, intessuto nelle linee, nelle pieghe e nei contrasti di luce: è la forza che combatte e si misura con se stessa sfociando nella formazione del nuovo. La forma inconsueta, la forma possibile: l'attualità.

E così, nell'astratto di Pujia compaiono strani personaggi, inaspettate e poetiche figure o, probabilmente, pure allusioni formali: la casa, la montagna, il mangiatore di nuvole; il pescatore, lo strano cappello, e altre tracce che rimandano ad un vitalismo estetico che contiene quella sfida stilistica che la vita lancia all'uomo nel contemporaneo: sottrarsi alla mortificazione delle forme d'esistenza già date, nella libertà di un processo perenne che inventi nuove possibilità d'esistere, nuovi modi di stare al mondo, nuovi stili di vita.

Testo di Maria Rosaria Gallo