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At the end of November, a long time ago, in Athens took place the Dionysian festivals: loud parties and orgies, sometimes wild, where a bevy of possessed women and girls, with bodies adorned by snakes, waving pointed rods and strongly shining torches, paraded in an acrobatic procession accompanied by tambourines and flutes and came to break the quiet death of the city, to dispossess consciences by sacrificing a goat and singing the hymn to Dionysus with the obsessive scream Evoè, Evoè: viva him!

Pop Art Lamezia 2008 is the Pasquale Maria Cerra's "free song" expressed in a Prologue made by vibrant tables, brittle and imbued by the steady and rhythmic gestural work of an artist who does not contain himself - in the heart and mind - and spreads his spirit everywhere around him.

From deep chromatic surfaces, refined and far, with incisive strokes (falsely naive and simplified) as lightning from the dark background of the night, it arises a people overflowing with sensuality and warmth, imprisoned in the modern cults of exteriority and consumption, mired in the illusory eternity of artifice.

The exhibition tells the affirmation of a cosmetic and homologated humanity by a fresh and irresistible figurative painting, that draws upon the iconographic universe of fashion and advertising and appropriates stereotypical image, by exasperating it and revealing its demiurge power on individuals, lamenting the loss of individuality and personal differences in thinking and feeling, and flaunting, however, an indomitable, ironic and poetic reluctance.

Text by Maria Rosaria Gallo

 

Sul finire di Novembre un tempo ad Atene avevano luogo le feste Dionisiache: feste chiassose ed orgiastiche, a volte selvagge, in cui uno stuolo invasato di donne e fanciulle dai corpi ornati di serpi, agitando aste appuntite e fiaccole vivamente lucenti, sfilavano in una processione acrobatica accompagnate da tamburelli e flauti e venivano a infrangere la quieta morte della città, a spossessare le coscienze, sacrificando un caprone e cantando inno a Dioniso con l'urlo ossessivo Evoè, Evoè … viva lui.

Pop Art Lamezia 2008 è il canto Libero di Pasquale Maria Cerra espresso in un Prologo fatto di tavole danzanti e vibranti, sfibrate e intrise dal laborioso, costante e ritmato lavoro gestuale di un artista che non contiene sé stesso nel cuore e nella mente e… diffonde.

Da superfici cromatiche profonde, raffinate e lontane, con tratti incisivi, falsamente ingenui e semplificati, come folgori dal fondo buio della notte, compare un popolo traboccante di carnalità e calore, imprigionato nel culto moderno dell'esteriorità e del consumo, impantanato nell'illusoria eternità dell'artificio.

La mostra racconta l'affermarsi di una umanità cosmetica e omologata, con una pittura figurativa fresca e irresistibile, che attinge all'universo iconografico della moda e della pubblicità, si appropria dell'immagine stereotipata, la esaspera e ne svela il potere demiurgico sugli individui, lamentando la perdita delle singolarità e delle differenze personali, del pensare e del sentire e ostentando, però, una indomabile, ironica e poetica riluttanza.

Testo di Maria Rosaria Gallo