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Quando l'intero tempo degli uomini vive in un Mare Interno,
insignificante crepa di una crosta terrestre sempre in fremito,
la  palude  non può durare e il palpito si fa  sentire.

È un ritmo lento e intenso, un'ipnotica percussione.
È l'agitarsi di un patire che  generando  esegue con fatica la sinfonia dell'inquietudine:
spartito di un sentimento nostalgico che perennemente avverte la mancanza
di ciò che non esiste.
E lo crea. E poi lo nega.

E il  palpito  si mette in  mostra.
Esibisce la sua sensualità dalla periferia carica di vuoto,
occupata da un arido pensiero vigilante, da un'avida pigrizia
che inquina la lentezza e la rende schiavitù.

Come un prezioso fossile dell'intimo passato di sempre,
l'arte accende nello sguardo la visione del futuro,
aggredisce con dolce e materna crudeltà il degrado delle  verità 
e sfida al palpitare di un pensiero vero.

Il  mediterraneo  nell'arte è  palpito  come  ritmo del sentire.

Nella terra si fa frattura, nel mondo si fa conflitto,
negli spiriti si fa ricerca, nell'idiozia si fa ironia, nella materia si fa  opera,
nel pensiero si fa musica e nella vita… si fa arte.

(Maria Rosaria Gallo, Palpito mediterraneo, 1/02/2008)



La mostra
Tra pittura, scultura, installazione e fotografia, L'Artmezia Terme. Palpito mediterraneo presenta undici artisti in un percorso espressivo di grande impatto e varietà. Dall'informale al figurativo, dal metafisico all'astratto, dal materico tridimensionale all'arte digitale, le opere di Filippo Andronico, Fabio Butera, Brunivo Buttarelli, Pasquale Maria Cerra, Rosella Cerra, CUBA, Stefano Lapi, Gennaro Pileggi, Salvatore Puija, Tonino Saladino e Tijana Stankovic costituiscono le tappe di un viaggio pluridimensionale nel contemporaneo, attraverso un'armonica esibizione di differenze. Differenze che mettono in scena tutta la complessità di un pensiero figlio della crisi della civiltà occidentale e delle sue categorie.

Differenze di linguaggi, di sperimentazioni, di tecniche, di visioni. Differenze di ricerche e di approssimazioni. Uno scenario che non auspica una conciliazione estetica, ma percepisce e valorizza la presenza del molteplice, supera l'idea della contrapposizione e fa esperienza del conflitto come categoria dinamica della realtà: nei linguaggi, nel pensiero, nella vita sociale e individuale, richiamando l'importanza della responsabilità del singolo.

La collettiva è incentrata sull'idea di rintracciare nell'arte e nelle singole opere - dunque nell'arte doppiamente intesa come luogo del sentire e come fatica di un fare produttivo - quel palpito vitale che è proprio della sensibilità meridiana. Una sensibilità che, mentre resiste all'appiattimento e alla pornografia del linguaggio dominante - da una costitutiva condizione di marginalità e fuori da ogni retorica - sfida i sistemi costituiti (vicini e lontani), a partire dallo stesso sistema dell'arte.

"L'arte accende nello sguardo la visione del futuro, aggredisce con dolce e materna crudeltà il degrado delle verità e sfida al palpitare di un pensiero vero". La mostra chiama in causa la forza smascherante del sentire: quel palpito creativo che si rivela - ancora una volta – causa e motivo delle avventure dello spirito e dell'esistenza umane. Quella forza che da sempre consente a questo strano essere che è l'uomo di esprimere ed esplorare, tragicamente e con vigore, la sua differenza.

Dalla verità crudele e materiale di Buttarelli, al sogno ingenuo e combattivo di Puija; dalla rigida sensualità di Andronico, alla rivendicazione di una sensualità rubata e asciutta di Pasquale Maria Cerra; dalla verità dionisiaca di Lapi, all'armato disincanto della Stankovic; dall'inquieta ricerca metafisica di Saladino, allo svelamento dell'origine di Rosella Cerra; dal senso tragico e nobile di Butera, alla rappresentazione ironica e grottesca di Pileggi, fino alla rivoluzione di CUBA, il palpito mediterraneo riafferma la complessità dell'uomo nel suo essere insieme sensazione, immaginazione, pensiero e azione.

Testo di Maria Rosaria Gallo