bot_teca
bot_astro
bot_contact
 


 

ll ciclo di IMAGOCRAZIA. Effetti collaterali  chiude l'excursus espositivo dedicato a scoprire gli effetti del regime autoritario delle immagini nel mondo  contemporaneo con la giovane artista pugliese  Margherita Ragno  e la sua IMAGOPHOBIA (Reality Visions).

I pastelli di  Margherita Ragno  si vestono di un realismo che smaschera con violenta  immediatezza  l'artificio patinato dell'immortalità e della perfezione a cui la cultura occidentale educa e orienta, condizionando la relazionalità degli individui con sé stessi e con gli altri e fissando le norme della bellezza fisica e lo stile di vita ad essa corrispondente.

Nella pittura di  Margherita Ragno  prendono vita, come protagoniste, figure ordinarie che  mettono in scena la nuda realtà del soggetto, colto nella veridicità fisica della sua auto-rappresentazione:  corpi nudi e volti espressivi si esibiscono sfoggiando i più svariati caratteri - austerità, seduzione, malessere, ingenuità, pornografia - nell'assoluta verità del corpo.

L'immagine morbida e pacifica irrompe  con effetto scioccante e minatorio, attraendo e respingendo contemporaneamente l'osservatore. 

La figurazione di Margherita Ragno racconta un corto circuito tra ideale e reale che genera paura e instabilità:  lontana nella forma dalla perfezione delle icone mediatiche, ne mantiene tuttavia lo spirito nella simulazione;  vicina all'imperfezione, alla carne, al grasso, alle rughe, al deforme, alla vecchiaia, nega l'ideale estetico pur simulandolo.

Con la sua "pittura", Margherita Ragno mette in atto un'operazione di svelamento in cui scatta un'operazione di verità dell'immagine; una sorta di reality visions  in cui nello sguardo (pre-condizionato) di chi guarda, "il modello" , ormai identificato, incontra la sua caricatura prodotta e la figura dipinta diventa insostenibile.

Il risultato è la registrazione di un senso di phobia rispetto a ciò che più si avvicina alla realtà concreta delle cose relativamente all'identità umana, a partire dal suo aspetto. Il risultato è l'imagophobia: un irrefrenabile repulsione davanti a rappresentazioni che rendono visibile il conflitto, indotto, che ognuno ha con se stesso  sulla propria immagine.

Testo di Maria Rosaria Gallo