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The event. Francomà Solo Exhibition in Lamezia Terme.
When Albert Stieglitz visited Matisse, Picasso and Rodin's ateliers in Paris, he called that experience a powerful experience. So it was that from March to April of 1911, Picasso's drawings and watercolors were exhibited for the first time in New York in Gallery 291.

From that day many floods have passed below (and above) the bridges. The artistic languages are developed themselves between revolutions and counterrevolutions, reforms and counter-reforms, connections and contradictions. While the Grand Master's name has never stopped to resinate.

After 101 years, in a future-present of a space-time "centuries light" away from that dimension, the experience is repeated. And not without significant similarities. I allow myself to list at least five of them. First: the name of New York is composed of two words as the name of Lamezia Terme. Second: both cities, despite the dramatic contradictions, are distinguished by being centers of great economic and cultural vitality. Third: while - as you can easily read in wikipedia - "the metropolitan area of ​​New York is located at the intersection of three states (New York, New Jersey and Connecticut)", Lamezia Terme is born from the union of three municipalities (St. Euphemia, Sambiase and Nicastro). Fourth: make a visit to the Francomà's studio is (without any shadow of irony) a powerful aesthetic experience. Fifth: the famous Picasso's quote "painting is stronger than me, it makes me do what it wants", from Francomà's mouth, it could easily replace the function of this text and be sufficient to explain the relationship between Francomà and the painting.

The exhibition. Dis-intoxication. The shaman's swing

With Dis-intoxication. The shaman's swing, Pramantha Arte presents the recent production of Francomà (the only one available in the studio, as the artist himself likes to point out!), and - with it - the power of expression and creativity acquired by the artist during his existence devoted to painting. Dedication that everybody can see and feel looking at Fancomà's work, expressed in all its richness and contradiction, wisdom and humility, enthusiasm and disenchantment, partiality and universality, contingency and eternity.

Suspending any need for cultural mediation, we can say that Francomà solo exhibition is first and foremost a real painting exhibition. Such a kind of painting that you can see in the biggest museums in the world, or that it can be found in the most important art and art history publications; such a kind of painting that - beyond the change of subjects, styles, designs, shapes, colors, poetics, perspectives, intentions, commissions, provocations, complaints, etc, etc - it remains true to itself and finds its value as autoproduction and cognitive power of itself and of the surrounding world. The instinctive and timeless practice of painting is a magic thing that relegates the man in front of a canvas for the duration of a lifetime and forces the artist to be - as Picasso said - "a receptacle in which you collect impressions from all sides: from the sky, from the earth, from a scrap of paper, from a passing shape in a hurry or by a spider's web."

Oil on canvases ranging in size up to more than two meters wide; architectures meticulously planned and structured; brushstrokes of action and liberation; jets of color; discordant moods; thought and discovered ideas; thick, textured, smooth and flat surfaces; warm, cool shiny and opaque colors; light and heavy lines; rigor and chaos; known and unheard stories; easy tales and unspeakable plots.

With all these elements Francomà's forces act in his universe: vis costruens and vis destruens; aesthetic and visionary vis: vis satirical. A universe that is filled with strange and grotesque figures. These characters are performers of mysterious allegories, riddles and stories to which they seem to belong only by chance. Just the time of the story. They are witnesses of times and events that do not belong to them. A nation of demons ready to intercept the magic flight of the shaman whenever he points the brush toward the wind direction and flies away, naked, following the incessant rhythm of the drum. Come and go constantly. In an exhausting swingswing of the expression between intoxication by usual and ordinary reality - that asks to be crossed and consummated - and detoxification through a poetic practice that, producing, expels toxic elements and then continues to get intoxicated again, following a never-ending evolution that leaves its remarkable marks.

Dis-intoxication. The shaman's swing shows the creative dynamic of an artist and, at the same time, the approach to life of a master - Francomà - who is never tired of saying: "to be an artist is a way of being: in the artist's existence, his works are only apparitions, accidents along the way through which the audience will believe to share with the author some of his emotions".

Text by Maria Rosaria Gallo

 

L'evento. Personale di Francomà a Lamezia Terme
Quando Albert Stieglitz visitò a Parigi gli atelier di Matisse, Picasso e Rodin, definì quell'esperienza una esperienza potente. Fu così che dal marzo all'aprile del 1911 i disegni e gli acquerelli di Picasso vennero esposti per la prima volta a New York nella Galleria 291.

Da quel giorno ne sono passati di alluvioni sotto (e sopra) i ponti. I linguaggi artistici si sono affiancati, susseguiti e sovrapposti tra rivoluzioni e controrivoluzioni. Riforme e controriforme. Relazioni e contraddizioni. Mentre il nome del Gran Maestro non ha smesso mai di risuonare.

A distanza di 101 anni, nel futuro-presente di uno spazio-tempo lontano "secoli luce" da quella dimensione, l'esperienza si ripete. E non senza significative similitudini. Mi concedo di elencarne almeno cinque. La prima. New York si compone di due parole così come Lamezia Terme. La seconda. Entrambe le città, nonostante le drammatiche contraddizioni interne, si distinguono per essere centri di notevole vitalità economica e culturale. La terza. Mentre - come si legge agevolmente in wikipedia - "l'area metropolitana di New York si trova all'intersezione di tre Stati (New York, New Jersey e Connecticut)", Lamezia Terme nasce dall'unione di tre comuni (Sant'Eufemia, Sambiase e Nicastro).  La quarta. Visitare la bottega del pittore Francomà è (senza ombra di ironia) un'esperienza estetica potente. La quinta. La famosa frase di Picasso la pittura è più forte di me, mi fa fare ciò che vuole, detta in bocca a Francomà, potrebbe tranquillamente sostituire la funzione di questo testo e bastare a sé stessa.

La mostra. Dis-Intossicazione. L'altalena dello sciamano
Con  Dis-Intossicazione. L'altalena dello sciamano, Pramantha Arte presenta la produzione recente di Francomà (l'unica reperibile in studio, come il Maestro stesso si diverte a rimarcare!), e con essa la potenza espressiva e creativa maturata dall'artista, nel corso di una esistenza dedicata alla pittura. Dedizione che in Dis-Intossicazione si "mostra" in tutta la sua ricchezza e contraddizione, sapienza e umiltà, entusiasmo e disincanto, parzialità e universalità, contingenza e eternità.

Sospendendo ogni necessità di "mediazione culturale", si può dire che la personale di Francomà è innanzitutto una mostra di Pittura. Di tutta quella pittura che si può vedere nei più grandi musei del mondo; di tutta quella pittura che si può consultare nelle più importanti pubblicazioni di arte e storia dell'arte; di quella pittura che - aldilà del cambiamento di soggetti, stili, idee, forme, colori, poetiche, prospettive, intenzioni, committenze, provocazioni, denunce, schieramenti, eccetera, eccetera - resta sempre uguale a sé stessa e trova il suo valore nel prodursi autenticamente come potenza conoscitiva di sé e del mondo che la circonda. Trova il suo valore in quella istintiva e intramontabile pratica pittorica che relega l'uomo davanti ad una tela per l'intera durata di una vita e costringe l'artista ad essere - come scrisse Picasso - "un ricettacolo in cui si raccolgono impressioni che provengono da ogni parte: dal cielo, dalla terra, da un pezzo di carta, da una figura che passa in fretta o da una ragnatela".

Olio su tele di dimensioni variabili fino a oltre due metri di larghezza; architetture minuziosamente progettate e impiantate; pennellate d'azione e liberazione; gettiti di colore; umori discordanti; idee pensate e scoperte; superfici spesse e materiche, lisce e piane; colori caldi, freddi, brillanti e opachi; linee leggere e pesanti; rigore e caos; storie udite e storie inaudite; fiabe dicibili e trame indicibili. 

Su questi elementi agiscono le forze dell'universo Francomà:  vis costruens  e  vis destruens;  vis estetica, vis visionaria: vis satirica. Un universo che si popola di strane e grottesche figure: misteriosi interpreti di allegorie, rebus e vicende a cui paiono appartenere solo per caso. Giusto il tempo del racconto. Testimoni di tempi e fatti non loro. Un popolo di demoni pronti a intercettare il volo magico dello sciamano ogni qual volta punta il pennello in direzione del vento e s'invola nudo seguendo il ritmo incessante del tamburo. Andare e tornare costantemente. In un'altalenare estenuante dell'espressione  tra l'intossicazione  di una realtà ordinaria e consueta  - che chiede di essere attraversata e assorbita - e la  disintossicazione  di una pratica poietica che, producendo, espelle gli elementi tossici per poi continuare ad intossicarsi ancora, seguendo un andamento che non ha fine, ma che lascia notevoli tracce.

Dis-Intossicazione. L'altalena della sciamano mette in mostra la dinamica creativa di un artista e al contempo l'approccio di vita di un maestro, il Maestro Francomà che non si stanca mai di ripetere: "artista è un modo di essere: nella sua esistenza, le sue opere sono soltanto apparizioni, incidenti di percorso tramite i quali i destinatari divideranno o crederanno di dividere con l'autore parte delle sue emozioni".

Testo di Maria Rosaria Gallo