bot_teca
bot_astro
bot_contact
 


 

IMAGOCRAZIA è una parola che ne contiene in se due: immagine e potere. Cosa hanno a che fare l'immagine e il potere - artisticamente e concettualmente declinati - con il senso pratico/esistenziale della parola lavoro?
Ignorando le questioni di ridondanza stilistica, e senza il timore dell'affermazione e della negazione, l'occasione impone chiarezza concettuale.

Lavoro non è reclutamento. Lavoro non è abusivismo. Lavoro non è servilismo.

Lavoro è pensiero e azione. Lavoro è vita. Lavoro è comprensione e produzione. Lavoro è il modo in cui l'essere umano entra in relazione con la natura, il mondo, le cose e i suoi compagni di specie. Ma nessuna relazione può esistere senza incontro, senza conoscenza, senza rinuncia alle brame occupazionali e di possesso. Lavoro è la relazione che ogni singolo uomo è capace di produrre con sé stesso, con le comunità cui appartiene, con gli ambienti che lo costituiscono. In una espressione, lavoro è relazione col proprio spazio(i) e col proprio tempo(i).

Attraverso linguaggi nuovi e tradizionali, IMAGOCRAZIA mette in scena la caratteristica principale della vita contemporanea: la supremazia e il potere dell'immagine sulla vita degli individui e i condizionamenti e le influenze di questa supremazia nei processi di formazione identitaria dei soggetti e, dunque, nel loro rapporto con il mondo. Tra pittura, scultura, fotografia e videoarte, cinque sezioni declinano gli effetti collaterali del regime, svelandone i meccanismi e rilevandone le contraddizioni; ma allo stesso tempo, rivendicando la naturale forza trasformante del lavoro in tutta la sua ricchezza ed estensione. In tutta la sua umanità: AVaspo con IMAGOCRAZYA (Lavoro è Esperienza estetica); Amélie Waldberg con IMAGOPATIA (Lavoro è Liberazione); Brunivo Buttarelli con IMAGOMUNDI (Lavoro è Natura); Edita Voveryte con IMAGONIA (Lavoro è Sogno); Kristina Kurilionok IMAGOMANIA (Lavoro è Identità).

AVaspo (Audio Visual Asp of Poetry) - IMAGOCRAZYA (Lavoro è Esperienza estetica)
Nelle costruzioni multisensoriali degli AVaspo, il Lavoro è Esperienza estetica. Percezioni/proiezioni visive e uditive si fondono nella voce poietica della poesia, tramandano racconti di un mondo folle e paradossale. Freddo, cupo, bramoso. E, tuttavia, stranamente attraente: IMAGOCRAZYA. Nell'intricato miscuglio di suoni e immagini, rumori e parole, visioni e idee sul cui confine di definizione si consuma la lotta tra il forme e l'informe, l'esperienza estetica si impone come via di conoscenza e umana possibilità di vita. Piranhas. Un viaggio mentale nelle più intime dimensioni percettive che sfondano le leggi architettoniche dell'essenza ed estendono la percezione ai confini dell'infinitamente piccolo e dell'infinitamente grande, a ritmo elastico ed espansivo, ad andamento attrattivo e repulsivo, dove ogni essere umano nello spazio della singola esistenza è centro di gravità in quanto soggetto capace di percezione sensibile.

Amélie Waldberg IMAGOPATIA (Lavoro è Liberazione)
Nell'indagine psicoscopica di Amélie Waldberg il Lavoro è Liberazione. IMAGOPATIA è la narrazione di un pathos tipicamente umano: la sofferenza identitaria generata dal conflitto tra l'essere e l'apparire; tra la percezione e l'espressione di sé e la percezione e il riconoscimento esterno da cui ogni essere umano dipende. In un gioco scenografico che confonde la plastica e la carne, l'artificio e la realtà, la maschera e il volto, l'umano e il barbiesco, al centro dell'analisi fotografica dell'artista c'è una delle icone più popolari dell'estetismo contemporaneo, Barbie.
Ogni scatto è una radiografia della cecità umana che nel rivelare il potere barbiturico dell'icona sulla mente e sul corpo, ne de-costruisce i canoni estetici, indebolendone i poteri ipnotici e riconvertendone la funzione da mortificante a liberatoria.

Brunivo Buttarelli IMAGOMUNDI (Lavoro è Natura)
Nell'arte di Brunivo Buttarelli il Lavoro è Natura. Contro l'immagine predominante di un mondo virtuale - sempre meno esperibile eppure sempre più inglobante - IMAGOMUNDI restituisce al mondo l'immagine di pianeta, rivendicandone autenticità e vita, spazialità e materia, e rivelando il vero Architetto dell'Universo:  il tempo. Paesaggi vivi e cangianti, impressi nel fluire del divenire; campi selvaggi e curati; strutture spaziali narrate e prodotte; borghi, templi e città; stratificazioni di spazi e di tempi, sono gli scorci terrestri visibili di un mondo che - nel racconto dell'artista - insegue la pura illusione di costruire se stesso sotto la perpetua e inesorabile regia di Kronos.  Legno, ferro, marmo e carta. Buttarelli attinge dal mondo, dalla natura e dal divenire i suoi materiali; la forza corrosiva del tempo che passa ed agisce è il suo strumento; l'evidente inconsistenza dell'umano svincolato dal mondo-natura è la sua certezza; la capacità di giocare col tempo seguendone i flussi è il suo genio.

Edita Voveryte IMAGONIA (Lavoro è Sogno)
Non c'è niente come il Sogno per creare il futuro, ma quando al Sogno non corrisponde la speranza ed il realismo s'incarna nel mostro della pigra arrendevolezza, allora l'immagine congela le possibilità del mondo in stati di vibrante agonia. Accade negli scatti di Edita Voveryte: pura raffigurazione emozionale in cui realtà e visione onirica, ebbrezza e lucidità, presenza e abbandono, libertà e prigionia si fanno cronaca di vita interiore. Ma nella luce dell'immagine fissata, l'insostenibile prigionia della realtà deforma le sue sbarre e rilancia ancora una volta, all'infinito, l'incontenibile desiderio del bello. Lavoro è Sogno.

Kristina Kurilionok IMAGOMANIA (Lavoro è Identità)
Nella ricerca di Kristina Kurilionok il Lavoro è Identità. IMAGOMANIA riguarda la dimensione ossessiva  e maniacale dell'immagine di sé tipica degli adolescenti. L'imperativo estetico del dover apparire e del dover sedurre occupa la mente e genera immagini falsate che compromettono l'autopercezione, sempre pilotata da elementi economici e promozionali. In questa sezione, si affacciano scenari psicologici ed emotivi intimi, personali e femminili. Al centro della questione il corpo, l'erotismo ad esso connaturato e il conflitto di una relazione psichica con l'anima desiderante inficiata da una cultura mediatica in cui l'immagine della donna è quasi totalmente legata all'idea di strumento di piacere sessuale. Nelle tele come nelle foto, Kristina Kurilionok restituisce, come in uno specchio, il riflesso immaginativo della sua mente, nel tentativo di scacciarne i demoni e appropriarsi di sé, nella consapevolezza che la battaglia è giocata ad armi impari. Ma impari come la battaglia di Davide contro Golia.