bot_teca
bot_astro
bot_contact
 

 

 

Continua la rassegna Imagocrazia. Photography Inside/behind contemporary organizzata da Pramantha Arte, nell'ambito di Photissima Art Fair & Festival 2015 Venezia, con la mostra personale di Francesco Maria Caberlon, Domestic Pop-Dimensions, il prossimo 28 Agosto e fino al 10 Settembre, a cura di Maria Rosaria Gallo. Da sempre votato all'esplorazione sperimentale dei linguaggi mediatici, Francesco Maria Caberlon ha sviluppato negli anni una ricerca pittorica in cui analizza l'influenza e la sedimentazione della pubblicità e delle arti applicate nell'immaginario e nella vita dell'individuo contemporaneo, recuperando una figurazione neo-pop legata alla decorazione e al design Postmoderno.

«Con la mostra Domestic Pop-Dimensions - si legge nel testo del curatore - Imagocrazia passa dalla fotografia alla pittura e decodifica - dal punto di vista occidentale - gli effetti della cosiddetta civiltà delle immagini nella dimensione esistenziale quotidiana degli individui, con il suo culto estetizzante del godimento e del consumo, attraverso un'analisi del contenuto stilistico della cultura massmediatica e delle sue simulazioni formali. La mostra presenta due sezioni espositive. La prima riguarda una serie di lavori realizzati nel periodo che va dal 2006 al 2012, in cui un'ondata di oggetti quotidiani costituisce il soggetto dell'opera, connota lo spazio pittorico di un'orgia cromatica e semantica e determina l'atmosfera di una narrazione surreale, un luogo dove la presenza dell'umano è percepibile solo nei termini di una narcotica ebbrezza estetica, di cui l'oggetto – dilatato, deformato, esteso, esaltato, sceneggiato – diventa dispositivo. E' qui che si annida il meccanismo di sovrapposizione tra sogno, desiderio e vita, incarnato e promesso dall'oggetto. E' qui che Caberlon utilizza l'eredità pop del linguaggio pubblicitario e ne smaschera le dinamiche servendosi del suo stesso alfabeto. Tutto ruota intorno a singoli elementi funzionali - tavoli, sedie, armadi, vasi, televisori, frigoriferi, lavatrici, teiere, tazze, caffetterie, detersivi – svuotati della loro destinazione d'uso e corredati di parole, echi di informazioni, lettere troncate. Il risultato è l'ironica messa in scena di una dimensione domestica incerta e instabile, fondata sull'esaltazione pop dell'effimero. Un rebus che trova la sua soluzione in una contemporanea archeologia di reperti impalpabili. La seconda sezione ospita l'ultimo ciclo di lavori che l'artista ha dedicato al fenomeno pubblicitario italiano per eccellenza: il Carosello. Un'installazione di 30 pezzi di piccole dimensioni, incassati in grossolane cornici a ricordare le vecchie scatole dei televisori degli anni '50. Trenta fotogrammi inquadrano un susseguirsi di segni, linee, decori e frammenti simbolici; immagini di spot destinati a nutrire il "nuovo" immaginario collettivo di una visione contemporanea volta a imprigionare la mente in una eterna nostalgica obsolescenza. In questo contesto Francesco Maria Caberlon opera una decostruzione ludica, zooma nelle pieghe ipnotiche del flusso visivo e ne cattura la struttura mentale. Il risultato è una sorta di autopsia del desiderio, una composizione poetica e allo stesso tempo satirica che, attraverso la selezione di pochi elementi, elevati a sintesi della comunicazione, rende manifesto quel filtro potente che il linguaggio mediatico impone alla realtà, annientandone la complessità, subordinando l'esperienza alla simulazione. Ciò che rimane è il culto contemporaneo del simulacro. Un culto su cui l'immagine - riprodotta, ripetuta, amplificata - fonda il suo autoritario regime, la sua, appunto, Imagocrazia»