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Artista siciliana, nata a Messina, dopo anni di esplorazione dei più svariati linguaggi artistici - visivi  e plastici - che l’hanno vista spaziare con raffinata libertà  espressiva dalla scultura all’installazione, video e ambientale, indagando con istinto naturale il rapporto vitale ed esistenziale tra uomo-natura, uomo-mondo, sperimentando materiali e combinazioni spaziali, coniugando ricerca personale e interesse sociale, anticipando tendenze e scovando utopie, oscillando tra poetiche naturiste e analisi di contesti industriali, Pina Inferrera trova nella fotografia una pratica, uno strumento e un linguaggio capaci di soddisfare in maniera immediata la complessità  delle sue intime esigenze espressive e di rilanciare, ravvivandone ogni volta il senso, le spinte della sua indagine.
Con  La poetica della luce  Pina Inferrera presenta un lavoro realizzato nel 2014. Una serie di scatti in cui fotografia e arte si fondono nell’immagine di paesaggi naturali, e in cui l’artista ripercorre i luoghi sacri all’impressionismo di Claude Monet sulla Senna della Normandia. Immagini pure. Pure  impressioni che riconducono alla forza primordiale, appunto, dell’impressionismo, riprendendone proprio gli elementi che lo resero rivoluzionario: la percezione della realtà  come una particolare e cangiante condizione di luce, una casuale circostanza fatta di vibrazioni, trasparenze, intensità  e movimenti, uno spettacolo di colori e riflessi che si offre all’occhio predisposto ad esserne catturato; il ruolo espressivo dell’artista di fronte al  visibile  che, nel tentativo di testimoniare una visione esperita, finisce per esternare un’emozione sentita, un momento  vissuto, un sogno cercato. Un delicato omaggio che consente a Inferrera di rivelare immediatamente l’oggetto del suo interesse, la Natura, e gli elementi della sua espressione: la luce, la materia, il viaggio, la capacità di vedere e contemplare, l’appello poetico all’umano che ritrova il suo senso immerso e confuso nel mondo-natura.

Il risultato visivo è disarmante. Lentamente ipnotico. Nel gioco del riflesso acquatico, la leggerezza dei colori, la soavità delle atmosfere, il tremolio delle tessiture, il variare fluido dei toni, gli ori, i lilla, gli azzurri, i grigi, i verdi restituiscono un’immagine in bilico tra realtà e astrazione; un varco sensoriale dove l’occhio dell’osservatore si confonde con l’occhio dell’artista e insieme si confondono nell’iridescenza di una temporalità mitica; una temporalità che suggerisce una pienezza autenticamente  umana e in cui si rende manifesta la magia di ciò che l’artista ha reso visibile nello scatto: l’accadimento di un momento estetico; un momento di quieta agitazione in cui ogni separazione, alienazione o distanza tra l’io  e il resto del mondo, pare dissolversi alla stregua delle immagini riflesse nel fluire incessante delle acque immortalate dall’artista.
La poetica della luce,  nell’impavida e solitaria caccia all’istante sensato  perpetrata da Pina Inferrera, riacquista così il suo valore simbolico di metafora filosofica. La luce narrata è anche luce narrante. Lo splendore di cui si fa carico la fotografia presuppone, auspica, un risplendere della mente e del cuore. La spasmodica ricerca di luoghi incontaminati, il tempo prezioso dell’attesa, la capacità di entrare in relazione col caso, la padronanza dell’attimo scelto, l’insaziabile bisogno dell’istante felice, tutte queste cose insieme, danno voce agli interrogativi che sembrano ossessionare Pina Inferrera di fronte allo scenario socio-politico dell’uomo contemporaneo: perché la natura non basta? Perché la bellezza non basta? Perché è così difficile vedere? Il silenzio che seguita a queste domande non spaventa, né inquieta, né scoraggia Pina Inferrera che, al contrario, inseguendone il sottile richiamo, presta orecchio al suono della luce e ne testimonia tutta la potenza, tutta la poesia.

Testo di Maria Rosaria Gallo