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New York on the Thread of Order and Chaos is the title of Maria Sartori Spencer's photography and audio-visual installations exhibition. It was presented by Pramantha Arte contemporary art gallery on May 1st 2014.

The ingredients of this exhibit could be called some of the most classic contemporaries: the city of New York as the protagonist of a photographic story and a photographer-musician that relates to images as she relates to sound. She uses the iPhone, a symbol of the technological revolution and costume of our times, as an expressive medium and relational filter. Moreover, the combination of these elements, in the gaze of Maria's sensitivity, does not produce anything for granted.
She catches glimpses, cuts, camera angles and perspectives that defy gravity and flip the magnitudes. Maria records rigid geometries and polished abstractions that isolate the structures entrusting their own life, oneiric reflections and high-contrast visuals that also disclose apparitions of appearances.

With Maria Sartori Spencer, you encounter a restatement of the image of New York: unusual, varied and demythologized; always modern, yet decadent; always unreachable, yet familiar; always current and futuristic, yet obsolete. An image in which all elements of the popular image of New York disappear: the stupefying frenzy, the sensational skyline, the hypnotic lights, the crowded streets and the advertisements. A New York linked to the artist's free experience who, regardless of any label or constraint narrative, jumps from urban landscape to street photography, from an abstract and objective language to an expressionistic and subjective language.

She follows the beaten streets and puts her vision to a test, playing with her eyes as if playing with her voice: practicing the notes, singing and jumping from one octave on the chromatic scale to another.

Thirty large-scale photographs, four audio-visual installations and a video plunge the viewer into the life of New York and the sensory world of the artist. An irrepressibly vibrant soul is not content to have the passive role of a mere receptor-repeater of her surrounding reality, and miss the beauty in every environment for monotony. In the tension between the obsessive repetition of a daily rhythm, strictly marked by spaces, times and predictable routes, retracing images, ambient sounds and vocal improvisations brings out all the sensory richness and infinite possibilities of perception and interpretation. These are possibilities that Maria Sartori Spencer loves to explore, visually tracing the scenarios she meets in her daily journeys, similar to her approach to music, according to rules of improvisation, in which order and chaos cease to be opposing elements and reveal the structural dynamics of each dimension of life.

«All that I try to do when I take a picture- the artist says - is to seek the order shown in the chaos and chaos in the order of things; that is, apply the same approach to photography that applies improvisation. You must be able to listen and hear what is expressed when you make music, as you must know how to observe and see when taking the photos, if you want to try to say something through them. No matter how simple or complex the topic, we must plunge into the tapestry of sounds and find the thread».

«Every day, I walk the same streets and learn more about how the light hits buildings and objects at a certain time and in a given season. As soon as I'm comfortable with the scenarios familiar to me, I feel free to go and shoot places that are new to me or that I have not visited for a while. Just how I feel when I play a new melody or a song that I have not practiced for a while. If you learn the rules, you can extend into the unknown. There is a rhythm, a harmony, and a melody in our everyday visual experience. We just need to see them and hear them».

(Text by Maria Rosaria Gallo)


 

New York on the thread of order and chaos (New York sul filo di ordine e caos) è il titolo della mostra di fotografia e installazioni audio-visuali con cui Pramantha Arte presenta il lavoro di Maria Sartori Spencer.

Gli ingredienti di questa mostra potrebbero dirsi tra i più tradizionalmente contemporanei: la città di New York protagonista di un racconto fotografico; una fotografa musicista che si rapporta all'immagine come si rapporta al suono; l'utilizzo dell'iPhone - dispositivo simbolo della rivoluzione tecnologica e di costume dei nostri tempi - come medium espressivo e filtro relazionale. Tuttavia la combinazione di questi elementi, nello sguardo e nella sensibilità di Maria Sartori Spencer, non produce niente di scontato. Scorci, tagli, inquadrature e prospettive che sfidano la gravità e ribaltano le grandezze. Rigide geometrie e lucide astrazioni che isolano le strutture affidando loro vita propria. Riflessi onirici e contrasti visionari che nel gioco duchampiano del ready-made si rivelano pure apparizioni di apparenze.

Con Maria Sartori Spencer ci si imbatte nell'immagine di una New York insolita, variegata e demitizzata: sempre moderna eppure decadente; sempre irraggiungibile eppure familiare; sempre attuale e futurista eppure superata. Un'immagine in cui scompaiono la frenesia frastornante, lo skyline sensazionale, le luci ipnotiche, le piazze affollate e la cartellonistica pubblicitaria. Una New York legata alla personale e libera esperienza dell'artista che - incurante di qualsiasi etichetta o vincolo narrativo - salta dal paesaggio urbano alla street photography, da un linguaggio astratto e oggettivo ad un linguaggio espressionistico e soggettivo, preoccupandosi solo di registrare i percorsi battuti dai suoi occhi, e di mettere alla prova la sua capacità visiva, giocando con lo sguardo come se giocasse con la voce: solfeggiando, intonando scale cromatiche e saltando da un'ottava all'altra.

Trenta fotografie di grandi dimensioni, quattro installazioni audio visuali e un video- racconto immergono lo spettatore nella vita newyorkese e nel mondo sensoriale dell'artista, ripercorrendo immagini, suoni ambientali e improvvisazioni vocali che - nella tensione tra la ripetizione ossessiva di un ritmo quotidiano sempre uguale a sé stesso, rigorosamente scandito da spazi, tempi e percorsi conosciuti e prevedibili, e l'incontenibile vitalità espressiva di un'anima vibrante che non si accontenta di avere il ruolo passivo di mero ricettore-ripetitore che la realtà circostante tenta di riservarle - fa emergere tutta la ricchezza sensoriale di una routine che nel ritorno sistematico dell'identico nasconde infinite possibilità percettive e interpretative; possibilità che Maria Sartori Spencer ama esplorare, ricalcando nell'approccio visuale agli scenari che incontra nei suoi percorsi quotidiani, il suo approccio in musica, secondo le rigide regole dell'improvvisazione, in cui l'ordine e il caos smettono di essere elementi contrapposti e si rivelano come dinamica strutturale di ogni dimensione vitale.

«Tutto ciò che provo a fare quando scatto una foto - dice l'artista - è di cercare l'ordine evidenziato nel caos e il caos nell'ordine delle cose; cioè, applico alla fotografia lo stesso approccio che si applica nell'improvvisazione. Bisogna essere in grado di ascoltare e di sentire ciò che si esprime quando si fa musica, così come occorre saper osservare e vedere quando si scattano delle foto, se si vuole provare a dire qualcosa attraverso di esse. Non importa quanto semplice o complesso sia il tema, ci si deve immergere dentro l'arazzo di suoni e trovare il filo. La tua voce - come qualsiasi strumento - è come un filo che insieme ad altri fili, ad altre singole voci, costituisce un arazzo di suoni, e quasi per magia si ha la musica. Più si conoscono i cambi di accordi di un brano, più ci si può perdere ed essere liberi, andando dentro e fuori dalla forma senza perdere traccia di dove si è».

«Ogni giorno percorro le stesse strade e imparo di più su come la luce andrà a colpire gli edifici e gli oggetti a una certa ora e in una data stagione; e appena mi sento a mio agio con gli scenari a me familiari, mi sento libera di andare e riprendere posti che sono nuovi per me o che non ho visitato da un po'. Proprio come mi sento quando interpreto una nuova melodia o un brano che non ho praticato da un po'. Se impari le regole le puoi estendere verso l'ignoto. C'è un ritmo, un'armonia e una melodia nei suoni e nella nostra esperienza visiva quotidiana, abbiamo solo bisogno di vederli e di sentirli».

(Testo di Maria Rosaria Gallo)