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| Filippo ANDRONICO |
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Pittore e scultore, Filippo Andronico, nasce a Messina nel 1952. Fin da ragazzo dimostra una irresistibile attrazione per l'arte e una forte vocazione per la creazione artistica. Nel 1976, abbandona l'università e gli studi giuridici per dedicarsi totalmente alla pittura e alla scultura, in cui impiega pienamente la sua esistenza.
Da allora, un'intensa attività artistica lo ha visto presente nelle più importanti città europee: a partire dalla prima personale del 1979 - a Taormina - la sua opera è conosciuta a Parigi (1985), a Stoccarda (1987) e a Milano dove dal 1989 ha vissuto e lavorato fino al '97, quando - annoiato e stanco dell'estetica metropolitana - si è trasferito a Firenze. Il '92 è l'anno di due importanti personali nazionali volute dalla Provincia a Messina e dalla Soprintendenza per i beni artistici e storici a Mantova. Il periodo fiorentino è vivace e florido, ma non resiste al richiamo della sua terra e, dopo aver ricevuto il riconoscimento di “artista dell'anno” nell'ambito della prima mostra internazionale d'arte moderna e contemporanea di Taormina nel 1999, decide di rientrare a Messina nel 2000, dove - affiancato e
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sostenuto dalla splendida compagna Anna - si muove inquieto tra i suoi due regni, lo studio d'arte di Messina e lo studio d'arte di Roccalumera: l'isola felice dell'artista, dove tre sue splendide sculture dominano il lungomare.
Filippo Andronico è il nome di un artista par excellence: senza falsa umiltà né autoesaltazione, si confronta con la crisi dell'arte del secondo Novecento, in un percorso tutto personale che tradisce infinita, spasmodica e raffinata ricerca stilistica.
La sua espressione si caratterizza inizialmente con s-composizioni astratte di paesaggi geometrici, sovrapposizioni e incastri di forme e colori che via via evolvono, entrano in crisi, e giungono all'attuale Andronico: una pittura figurativa carica di pathos e allo stesso tempo essenziale e rigorosa. A tratti metafisica.
L'arte di Filippo Andronico sembra esprimere una strana doppiezza e una armoniosa tensione, tutta irrisolta e, probabilmente, insolubile: l'anelito a uno stile formale, supremo e imperturbabile (incontra!) si scontra con il calore, la sensualità e la materna corposità del principio mediterraneo.
Pare che in lui convivano due poli: il caldo e il freddo, la curva e lo spigolo, il positivo e il negativo. E nell'arco voltaico prodotto dalle polarità ravvicinate, lì, si danno le sue costruzioni pittoriche.
La sua maniera intensa di sentire, la sua ricercatezza, il suo sguardo tagliente sulle cose, il suo carattere narciso e capriccioso, il suo animo sensibile e attento… tutte queste cose insieme, rendono il suo stile veicolo di immensa forza e straordinaria fragilità: come le figure femminili che dominano maestose e incontrastate la sua pittura.
In ogni caso, però, le sue tele restano combinazione di elementi, ma, adesso, nessuna reticenza o mistificazione condizionano la mano e la visione dell'artista: l'immagine, i particolari del mondo reale e quotidiano, le cose, non rappresentano più un limite né una minaccia all'espressione di quello spazio di ulteriorità intercettato dall'opera. Al contrario, ne sono fonte di svelamento; e l'ulteriore è intravisto in una prossimità mai completamente afferrabile. Mai totalmente definibile, se non per allusioni. Se non per immagini di attimi catturati da un occhio puramente estetico, in cui il tempo, lo spazio e l'eternità paiono toccarsi.
La figurazione di Filippo Andronico oscilla magistralmente tra particolare e universale, tra storico e metastorico: nell'apparente ripetizione del soggetto raffigurato - la donna siciliana - ogni opera vive di un'atmosfera unica e singolare dove - di volta in volta - la potenza vitale di eros espressa nelle movenze suadenti, nelle linee avvolgenti e nei colori sensuali, cede il posto al fragoroso silenzio e all'immobilità di figure che - in un classicismo assoluto - divengono paesaggi metafisici.
E i due elementi si compenetrano: la donna siciliana è dipinta nella calda e intima alcova di un interno familiare; oppure, sullo sfondo di un'apparente stasi marina, mentre il moto incessante e inquieto delle onde è tra le vesti pieghettate posate sul suo corpo, nel caldo respiro tra velo e carne, nelle rughe sinuose tra i capelli composti sulle tempie e sulla nuca, nelle posture danzanti che la muovono nella melodia della sua anima.
Filippo Andronico è un seduttore che si è perso nel femminile: quella potenza impersonale che dà corpo all'immagine e all'azione, ma non è immagine e non é azione.
Come il Johannes di Kirkegaard, lo sguardo corsaro di Andronico vive di bellezza e di estetica: unica dimensione in cui l'erotico è inteso come vita che le dà sostanza, che la illumina e che la infiamma dal di dentro, senza abbandonarla a freddi, ottusi e sterili tentativi di cattura. |
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