Pasquale Maria CERRA

Artista calabrese, Pasquale Maria Cerra nasce a Nicastro di Lamezia Terme, in provincia di Catanzaro, nel 1957.

Il suo interesse e la sua attività nel settore delle arti visive lo occupano sin da giovanissimo ed è socio fondatore del Centro d’Arte Angelo Savelli di Lamezia Terme.

Sul finire degli anni ’70 svolge gli studi universitari prima a Roma, poi a Urbino e si laurea in Sociologia: è in questo periodo che inizia il suo iter espressivo.

Insegna al liceo psico-pedagogico della sua città dove vive e, infaticabilmente, si divide tra laboratorio d’arte, scuola e famiglia.

Pasquale Maria Cerra può dirsi tra i più originali interpreti della corrente figurativa di matrice pop sviluppatasi in Europa a partire dagli anni ’60: una pittura che opera un superamento della figurazione fredda tipica della pop-art, assume una valenza più umanistica e sociale e si rivolge all’uomo ed alle sue problematiche.


Un animo sensibile come pochi, la formazione sociologica, l’appartenenza ad una terra problematica e marginale come la Calabria, la responsabilità dell’insegnamento e il contatto costante con gli adolescenti, sono gli elementi che rendono viva, unica, attuale e dirompente la sua produzione artistica.

Il contesto sociale calabrese e le nuove generazioni rappresentano per l’artista un vero e proprio osservatorio sul mondo che cambia e si trasforma, incessantemente, sotto l’influenza di una sempre più dominante società mediatica e di una sempre più capillare diffusione della tecnologia nella vita degli individui.

Il tema dell’opera di Pasquale Maria Cerra è la trasformazione antropologica attuata da un mondo iper-moderno e virtuale, segnato dalla progressiva perdita dei confini tra realtà e finzione, esternata nell’elaborazione di figure e segni, quasi ossessivamente replicati, sortiti dalla decodificazione dei messaggi pubblicitari. Un tema espresso con grande poesia.

Le figure dipinte esplodono dalla superficie pittorica, debordano dal quadro, si moltiplicano, si frantumano, si esibiscono: colori ipnotici, posture ammiccanti, smorfie irriverenti, sguardi caldi e volti carichi. È l’essere prodotto dalla cosmesi. La simulazione che diviene realtà e l’immagine-oggetto che spodesta l’umano e diventa, essa stessa, soggetto. Le sensazioni sono pure illusioni, il corpo perde carnalità e si fa silhouette: una sagoma modellata e de-sessuata su cui, tra decori e ricami, si intravedono i tratteggi di nuove e inquietanti cuciture: il XXI secolo che produce i suoi golem.

Ma nel volto cosmetico e artificiale, uno sguardo tradisce emozione, un’espressione lamenta tristezza, un tratto comunica gioia e la vita esplode in un urlo: l’urlo graffiante, stridente e giocoso che arriva dal Sud.

Forse un po’ romantico forse un po’ idealista, sicuramente intollerante, P. M. Cerra è uno di quei pochi artisti rimasti a contrastare un sistema in cui la pornografia mediatica si è fatta modello etico-politico, in-formando le anime, penetrando le esistenze. La sua opera è una dichiarazione di resistenza: in piena cacofonia etico/visiva non rinuncia all’espressione, non rinuncia alla critica e non smette di invocare il pudore intellettuale.
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