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| Rosella CERRA |
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Rosella Cerra è nata a Sambiase, Lamezia Terme, nel 1965.
Laureata in Fisica, insegna, ma la sua maggiore passione è l'arte.
Nel palazzo di famiglia, dove abita insieme alle sorelle, Rosella ha riservato alla propria attività artistica un piccolo harem, un magnifico attico, dove, nella libertà della propria solitudine, con la spontaneità dell'autodidatta e l'attenzione dell'alchimista, può sperimentare giochi cromatici, mescolare colori e materiali apparentemente incompatibili e sprigionare la propria curiosità tutta al femminile. Usa stucco e da poco è passata al gessetto.
La sua arte è rivolta quasi interamente alla ricerca di un'origine cosmica al femminile. A partire dalla sua passione per il simbolismo arcaico dell'arte precolombiana, Rosella Cerra, inseguendo le sue ricerche artistiche, storiche, cosmologiche e certamente anche fisiche, sta ora portando a termine una serie di opere sulle sette figlie di Eva: sette grandi madri da cui, secondo Bryan Sykes, studioso del DNA e della evoluzione dell'uomo, discenderebbe l'umanità intera.
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Cosa appare alla vista di un'opera di Rosella Cerra?
Figure di donne. Figure di donne senza volto e senza testa. Al di là dell'individuale, il corpo al femminile disperde i confini reali della persona e smarrisce la percezione del distinto …
E poi ancora vortici e tagli: l'essere che appare e scompare in un gioco di infinito intrattenimento. Segni che non significano, ma sono l'eco di un mondo ancestrale: la materia informe prima della nascita di qualsiasi linguaggio che nomina e codifica. Il primitivo grido che precede qualsiasi parola, il rumore oltre ogni motivo …
Ma cosa hanno in comune il primitivo e il femminile? Sovvengono alla mente le donne d'Avignone di Picasso. O ancora …. La Venere di Lespugne e la Venere di Willendorf …
A cosa alludono queste immagini? Dove conducono? All'Origine. Alla Materia. Alla Terra.
L'origine materica che è estrema violenza. Crudeltà che mette in contatto con la verità del vuoto, al di là dell'illusione di ogni parvenza.
Un vuoto che è accoglienza, dono. Le immagini e le figure che sbocciano dalla Terra non sono riproduzioni di un modello, copie di un ideale. La Grande Madre non semina, non possiede, non si riconosce. La Grande Madre con-tiene per poi dis-perdere. È la cavità indifferenziata da cui di-partono le differenze come se stessa fattasi altro.
Gea dà origine al mondo ma senza sollevarsi al di sopra di esso, come Urano. Gea è nel mondo, esiste con il mondo. Pur rimanendo la parte riservata che non ha voce né colore: la terra che genera e ogni volta rinasce nelle sue creazioni. Meravigliosa tracotanza che non riconosce nessun limite e può trasformarsi in qualsiasi forma d'espressione…
E nel suo invitante abbraccio non ci si ritrova…
Nelle opere di Rosella Cerra questa verità primordiale al femminile scava fra le pieghe della materia alla ricerca di un altro modo per venire ad apparire.
E nella danza sinuosa fra lo sfondo neutro e i disegni che eccedono lo spazio del pittorico, la materia, ogni volta in modo nuovo, si mostra come sostanza ri(l)(v)elante.
Questa superficie fatta di carne, liberata dai limiti del colore e del contenuto figurativo, si impone come l'immanenza in cui si dà l'atto di creazione.
E fra le onde e nei cunicoli della spirale, traspare tutta l'inquietudine di una donna che indaga la propria origine, toccando con mano il vuoto infinito al di sopra del quale si reggono i corpi e percependo sulla propria pelle il sottile legame fra vanità e potenza. |
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