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| Gennaro PILEGGI |
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Gennaro Pileggi nasce a Nicastro - Lamezia Terme (CZ) - nel 1958 e nella sua città vive e lavora.
Consegue la maturità artistica nel 1976 presso il Liceo Artistico Statale di Catanzaro e fin da subito la sua ricerca e la sua sensibilità lo scoprono incompatibile con la realtà artistica nella quale è cresciuto.
Il suo percorso artistico è segnato da una forte e sofferta passione per la sua terra: la Calabria.
Qui eredita quella che diverrà la sua peculiare forma espressiva: la millenaria tradizione della lavorazione dell'argilla. L'argilla, il legno e le terre colorate che Gennaro Pileggi usa per realizzare le sue sculture, sono gli stessi materiali poveri utilizzati dalle civiltà contadine di un tempo.
La tradizione orale calabrese con i suoi miti, i suoi racconti e leggende - di cui, con il passare degli anni, l'artista è divenuto acuto e serio testimone - costituiscono il patrimonio da cui Gennaro Pileggi trae principale fonte di ispirazione, insieme allo spirito della sua gente: popolo del sud.
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Schivo, diffidente e geloso, vive il suo piccolo laboratorio come un tempio nel quale non tutti hanno il diritto di entrare.
Padre e figlio delle sue creature, Pileggi è l'artista del grottesco. Nella sua opera, tradizione, vita, teatro e ironia si fanno scultura. Dal canto del suo discreto mondo, Gennaro osserva, vede, coglie e denuncia insofferente i tratti di un universo pregno di bellezza e possibilità, ma colmo di limiti e contraddizioni.
La sua è un'operazione drammaturgica che ricorda il grande teatro di Pirandello, in cui l'azione teatrale è proiezione pura della psicologia e delle passioni dei personaggi, che perdono la loro dimensione naturalistica ed assumono caratteri bizzarri, goffi ed esasperati.
Pileggi racconta l'attualità di una terra attraverso le figure tipiche che la abitano: le sue mani plasmano ominidi, Maskere, bipedi senza corpo, senza spina dorsale, dai lineamenti goffi e deformati, ciascuna con una differente espressione. Coglie la specificità d'ogni singolo personaggio e la cattura in un gesto, in una smorfia emblematica, esibendone tutta la vitalità.
Nelle Maskere pulsa quella potenza di vita che le forme della realtà recuperate dall'artista celano in se stesse ma non riescono a esternare. Nella caricatura scultorea risiede il vero slancio vitale di un popolo di esistenze bloccate in una rigida immagine identitaria.
L'opera di Pileggi può dirsi espressionista: rievoca e attualizza tutta la forza dell'arte grottesca dei primi decenni del '900; giocata, questa volta, contro una Belle Epoque in negativo: la rassegnazione, l'immobilismo e il voyeurismo propri di un popolo pigro spettatore del suo destino.
Il comico, il tragico e il patetico del quotidiano sono la materia della produzione artistica di Gennaro Pileggi: espressione di una vita nuda che fermenta nel sentimento dell'esasperazione.
La magica ironia e la beffarda scomposizione operata dalle Maskere di Pileggi scoprono l'irrigidimento delle forme identitarie quale massimo grado di inautenticità e artificio, fino a trovare giustificazione solo come fenomeno estetico, se non addirittura… pittoresco. |
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