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È festa. È rinato l’Uomo. Il mondo danza per lui e la natura s’inchina ai piedi della sua verità.
Nella minuscola città della penisola del mondo, fioriscono le piazze e pullulano i vetri. Il Signore si è svegliato e sogna una nuova Atene per la sua gente. Con delicata euforia, si avvicina alle tombe di Virgilio, di Orazio - perfino a Platone! rubandoli al lungo letargo.
Dall’alto del suo palazzo, guarda estasiato nello spazio fra mille sagome vibranti e, come l’occhio avido di papaveri scruta un campo di margherite, così lui, fra quelle, cerca le poche figure distinte.
Spalanca le porte della sua dimora ai fiori sanguigni: Venite amici! Venite al vostro Signore… Fra Bacco e Venere, spiati da Apollo, la colta e scarlatta brigata enuncia a gran voce, e fra cose e parole neanche l’ombra di un’indecisione. Tutto si rassomiglia. Tutto è nominato, significato. Tutto è ormai rinchiuso nella Biblioteca della Certezza.
Ma se in quelle sale stipate e protette la luce brilla nei piatti e ognuno rispecchia se stesso… fuori impera la notte e le sirene richiamano le forme alle acque della perdizione…
Non voltate lo sguardo, amici! Non cedete alla tentazione. Qui, fra queste mura, possiamo conoscere, credere e dominare. Mia madre è l’Illustre, la chiarezza è il suo dono e dal suo ventre è nato il Magnifico... Io porterò la verità all’umanità intera...
Ma fuori la pace è finita e la polvere della lotta ha già divorato le forme del mondo.
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